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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 4 ott 2026

Salute domenica 4 ottobre 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

L'Oms: l'aspettativa di vita globale torna a 73,3 anni, ma crescono demenza e disturbi mentali

I nuovi Global Health Estimates dell'Organizzazione Mondiale della Sanità misurano l'andamento della mortalità dal 2000 al 2023: le malattie non trasmissibili causano oggi il 74% dei decessi nel mondo.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di ZongJun Xie su Pexels

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato i nuovi Global Health Estimates, il rapporto che misura l’andamento della mortalità e del carico di malattia nel mondo dal 2000 al 2023. Si tratta di una serie storica di ventitré anni, costruita per seguire l’evoluzione della salute globale su un arco di tempo lungo, non di uno studio clinico su un singolo campione di popolazione.

Il primo dato che emerge riguarda l’aspettativa di vita: nel 2023 è risalita a 73,3 anni a livello globale, tornando vicino ai livelli registrati prima della pandemia. È un recupero che arriva dopo gli anni in cui la diffusione del coronavirus aveva eroso i progressi precedenti.

Il secondo dato riguarda il tipo di malattie che oggi uccide di più nel mondo. Le patologie non trasmissibili — quelle non causate da agenti infettivi, come le malattie cardiovascolari o i tumori — causano oggi il 74% dei decessi globali, contro il 58% registrato nel 2000, e rappresentano otto delle dieci principali cause di morte a livello mondiale. È un cambiamento profondo nella struttura della mortalità globale rispetto a un quarto di secolo fa.

Dentro questo quadro, l’Oms segnala due tendenze che pesano in modo particolare: i decessi per demenza sono triplicati rispetto al 2000, mentre le perdite di salute legate ad ansia e depressione sono in forte aumento. Alain Labrique, direttore della divisione Dati, Analisi e Intelligenza Artificiale dell’Oms, ha commentato così il quadro complessivo:

«Vivere più a lungo è uno dei più grandi successi della sanità pubblica» — Alain Labrique, direttore della divisione Dati, Analisi e Intelligenza Artificiale dell’OMS

Il rapporto non formula raccomandazioni terapeutiche né indicazioni di trattamento: si limita a misurare, su scala globale, l’evoluzione delle cause di morte e del carico di malattia tra il 2000 e il 2023, in un periodo complessivo che include anche gli anni della pandemia da Covid-19.

Negli Stati Uniti quasi 3.900 casi di morbillo nel 2026

I dati dei CDC segnalano il bilancio più alto da anni per la malattia, con 42 nuovi focolai e il 95% dei casi confermati collegato a epidemie circoscritte.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Thirdman su Pexels

I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi hanno comunicato che, al 1° ottobre 2026, sono stati notificati 3.887 casi di morbillo confermati negli Stati Uniti nel corso dell’anno. La notizia proviene al momento da un’unica origine (CDC); nessuna conferma indipendente disponibile, trattandosi comunque dell’ente di sorveglianza epidemiologica di riferimento per il paese.

Nel 2026 sono stati segnalati 42 nuovi focolai di morbillo. Il dato più significativo riguarda però la distribuzione dei casi: il 95% di quelli confermati risulta associato proprio a questi focolai, non a contagi isolati e sporadici. Si tratta di una proporzione che i CDC riportano come caratteristica dell’intero anno di sorveglianza, non di un singolo periodo circoscritto.

Questa concentrazione dice qualcosa di preciso sulla dinamica della malattia quest’anno: il morbillo non si sta diffondendo in modo uniforme sul territorio, ma si sta propagando prevalentemente all’interno di cluster circoscritti, una volta che il virus trova un punto di ingresso in una comunità. È una caratteristica tipica delle malattie ad alta contagiosità in presenza di coperture vaccinali disomogenee, anche se i dati disponibili non permettono di stabilire, caso per caso, le ragioni della diffusione nei singoli focolai né la composizione demografica dei contagiati.

Il bilancio di 3.887 casi in nove mesi rappresenta, secondo i CDC, il dato più alto registrato dall’ente negli ultimi anni per questa malattia. I dati pubblicati sono aggiornati al 1° ottobre 2026 e includono sia i casi confermati sia i focolai attivi censiti fino a quella data; eventuali revisioni successive del bilancio annuale dipenderanno dai prossimi report di sorveglianza dell’ente, che negli Stati Uniti vengono diffusi con cadenza periodica nel corso dell’anno solare.

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