Ex Ilva, la Corte d'Appello si riserva sulla nuova sospensiva
Dopo il rigetto dell'11 settembre di cui avevamo scritto, una seconda istanza di Ilva e Acciaierie d'Italia resta senza decisione: i tempi, secondo fonti legali, potrebbero non essere brevi.
La Corte d’Appello di Milano si è riservata la decisione sulla seconda istanza di sospensiva dello stop all’area a caldo dell’ex Ilva, presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia dopo il rigetto della prima richiesta, di cui avevamo scritto il 17 settembre. L’udienza camerale si è tenuta il 30 settembre davanti al collegio presieduto da Giuseppe Ondei.
Due giorni prima, il 28 settembre, la Procura generale di Milano aveva chiesto di dichiarare inammissibile o comunque di respingere la nuova istanza. Il sostituto procuratore generale Angelo Renna ha sostenuto che il quadro attuale «esclude, anziché giustificare, la necessità di un nuovo intervento cautelare».
Al termine dell’udienza il collegio non ha sciolto la riserva. Fonti legali vicine al procedimento riferiscono che «i tempi potrebbero non essere brevi», aprendo uno scenario di incertezza sui tempi della decisione proprio mentre si avvicinano due scadenze cruciali: l’udienza delle Sezioni Unite della Cassazione sui ricorsi, fissata per il 20 ottobre, e la scadenza del 28 ottobre per lo spegnimento dell’area a caldo stabilita dalla stessa Corte d’Appello con la pronuncia che avevamo raccontato a settembre.
Il calendario giudiziario si fa dunque più stretto: se la Corte d’Appello dovesse decidere a ridosso del 20 ottobre, la pronuncia potrebbe arrivare a pochi giorni, se non a poche ore, dall’udienza di Cassazione sul ricorso straordinario già presentato da Ilva e Acciaierie d’Italia. Con la riserva del 30 settembre resta quindi aperta, a venti giorni dalla scadenza del 28 ottobre, la possibilità che i tre livelli di giudizio — l’ordinanza di merito, la nuova istanza cautelare e il ricorso in Cassazione — si sovrappongano senza un pronunciamento definitivo prima dello spegnimento previsto per fine mese.
Sul piano industriale la situazione resta quella descritta nei pezzi precedenti del giornale: lo stop riguarda l’area a caldo dello stabilimento di Taranto, e il decreto governativo resta tuttora sospeso. Nessun elemento nuovo, al momento, modifica questo quadro: la decisione della Corte d’Appello resta l’unico atto in attesa, e la sua tempistica — definita dalle stesse fonti legali come non breve — è oggi il dato che condiziona ogni scadenza successiva.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore